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l'Assemblea Teatrale Maranese "F. Faccio"

presenta il nuovo spettacolo

 

"Donna Libera e Fortezza Contesa"

 

Spettacolo di Commedia dell'Arte ispirato a "Le baruffe Chiozzotte" di Carlo Goldoni, Ideato e Diretto da Valentina Rivelli

Con:

  • Andrea Codarin
  • Lucio Dal Forno
  • Angela Di Francescantonio
  • Daniela Formentin
  • Andrea Regeni
  • Valentina Rivelli
  • Paolo Rossetto

Luci:

  • Massimo Dal Forno
  • Dorino Regeni

Canti:

  • Lucio Dal Forno
  • Valentina Rivelli

Costumi:

  • Filippo Guggia
  • Lilla Oscuro

Scene / studio:

  • Lucio Dal Forno

Realizzazione:

  • Angelo Formentin

Collaborano:

  • Roberta Zanetti
  • Vito Tempo
  • Federico Zentilin
  • Antonio Formentin
  • Franca Regeni
  • Enza Milan

Lo spettacolo

Anno 1543. Contesa da Venezia e Impero, la fortezza di Marano vive una curiosa pagina della sua storia: l'avventuriero fiorentino Pietro Strozzi ha in mano le chiavi della città e la governa in nome del re di Francia.

La popolazione mal sopporta tale situazione, così l'attempata donna Libera ordisce un piano per ricacciare i conquistatori. Sfruttando Toffolo, l'Arlecchino tuttofare sempre al suo servizio, riesce ad allontanare lo Strozzi con l'inganno, ma 'arrivo di un imperioso e tronfio capitano francese e i tormenti d'amore degli iracondi pescatori maranesi per le giovani e cocciute "ricamatrici" di reti finiscono per ostacolare il suo disegno, coinvolgendo tutti i personaggi in una colossale baruffa.

E sarà proprio l'astuzia di donna Libera, aiutata da un pizzico di stregoneria, a convertire la cieca furia dei giovani innamorati in lucida energia liberatrice.

Note di Regia:

Il lavoro drammaturgico e registico ha seguito due linee fondamentali: la volontà di calare la trama goldoniana nel cuore della vicenda storica maranese e l'assimilazione di idee ed invenzioni scaturite dagli attori in fase di improvvisazione.

La tecnica è quella della Commedia dell'Arte e gli attori utilizzano le maschere tradizionali, come l'Arlecchino, gli Zanni, la Balia, alimentandole con le proprie peculiarità culturali e linguistiche: l'idioma adottato è il dialetto veneto-maranese. Il Capitano, maschera straniera per eccellenza, si esprime attraverso un buffo grammelot francese.

Alcuni attori interpretano ruoli di sesso opposto al proprio: questa è una sfida per gli interpreti, chiamati a rendere i personaggi senza ricorrere a cliché, ma ricercandone la verità.

Il risultato è un movimento continuo in cui ogni attore è teso a far vivere la maschera che porta con il proprio corpo: un movimento capace d'esprimere una vitalità intatta ed irruente